“Per superare il divario tecnologico tuttora presente nel Paese, il Ministero dello Sviluppo Economico ha definito un Piano Nazionale di intervento per la costruzione di una nuova rete a banda larga, più affidabile e idonea ad offrire i servizi richiesti dalla società dell’informazione”. Lo ha affermato il ministero per i Rapporti col Parlamento Elio Vito, replicando in aula a un’interrogazione. “A giugno 2009 quando è stato annunciato il Piano al Parlamento, 7,8 milioni di cittadini erano esclusi dal servizio di collegamento ad internet. Grazie agli interventi fino ad oggi avviati, si prevede che entro il 2010, altri 2,6 milioni di cittadini potranno connettersi ad internet attraverso la banda larga. Nonostante le esigenze di ordine finanziario abbiano obbligato al congelamento momentaneo degli 800 milioni stanziati con l’art. 1 della legge n. 69/2009, come modificato dal d.l. 78/2009, il Piano Nazionale Banda Larga sta andando avanti, soprattutto ottimizzando le risorse a disposizione. Numerosi progetti sono stati avviati dagli enti locali attraverso la rimodulazione di precedenti accordi di programma con le amministrazioni regionali. In particolare, si stanno concludendo gli interventi per completare i collegamenti nel Lazio, Marche, Umbria, Emilia Romagna, Liguria, Basilicata e Lombardia per un totale di 135 milioni di euro (di cui 84 milioni statali e 51 milioni regionali ed europei). Lo scorso marzo – ha proseguito Vito – è stato pubblicato un bando di gara per 140 milioni di euro (di cui 81 milioni regionali ed europei e 59 milioni statali), per la diffusione della banda larga nelle seguenti Regioni: Veneto, Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Sardegna, Piemonte, Campania, Molise e Toscana. In attuazione alla legge n. 69/2009, poi, entro l’estate partirà un nuovo programma di interventi relativi alle aree rurali e alla copertura completa dei distretti industriali. Le risorse impegnate per tali interventi saranno di circa 200 milioni di euro. Ricordo, infine, che lo stanziamento di 800 milioni di euro è destinato all’implementazione delle reti a banda larga nelle aree ove permane il divario tecnologico, e non include lo sviluppo delle reti di nuova generazione. Non appena questo stanziamento sarà disponibile – ha concluso il ministro – si potranno soddisfare le esigenze infrastrutturali del nostro Paese, portando entro il 2012 la banda larga a tutti i cittadini italiani”.
Visualizza l’intervento alla camera
Parte il “Campionato Solare”che premia le città con la maggiore potenza installata in relazione al numero degli abitanti
Una nuova iniziativa, volta a stimolare una sana competizione fra i centri urbani, è stata presentata da Legambiente a Milano per poter ricostruire e aggiornare sistematicamente la classifica sulle migliori performance urbane in termini di sostenibilità ambientale. Il progetto, portato avanti con la collaborazione di Klimaenergy, si chiama “Campionato Solare”, e si prefissa di raccogliere e pubblicare tutti i dati relativi alla diffusione del solare termico e del fotovoltaico nelle città italiane.
Questa originale classifica vuole mettere i comuni in concorrenza per l’attenzione all’ambiente perché nelle realtà più innovative, grazie al solare, l’aria è più pulita e i cittadini risparmiano in bolletta, mentre la diffusione delle nuove tecnologie determina anche la creazione di nuovi posti di lavoro.
I risultati saranno presentati il 23 Settembre a Bolzano durante la Fiera Klimaenergy. Il campionato avrà anche un sito dedicato dove poter consultare tutti i dati, a disposizione anche dei Comuni che potranno aggiornarlo periodicamente: www.campionatosolare.it.
Il monitoraggio completo e aggiornato dei dati sulla diffusione del solare termico e fotovoltaico si otterrà attraverso i dati ottenuti tramite un questionario inviato ai Comuni italiani, incrociati con dati provenienti dal GSE e dalle Aziende e associazioni del settore.
La Classifica verrà calcolata considerando il rapporto tra la popolazione residente nei territori comunali e le installazioni di pannelli solari, sia termici che fotovoltaici. Lo scopo, è quello di premiare le realtà comunali dove le tecnologie rinnovabili, e in particolare solari, rispondono meglio al fabbisogno elettrico e termico delle famiglie.
Si stilerà la classifica attribuendo un punteggio numerico sulla base dei dati censiti: 1 punto ogni 10 mq per abitante di solare termico, 1 punto ogni 3 Watt per abitante di solare fotovoltaico. La somma dei punti genererà una classifica delle Amministrazioni che avranno la maggior potenza installata in relazione al numero degli abitanti.
Le classifiche saranno divise in 4 categorie in base alla grandezza dei Comuni: piccoli Comuni (fino a 5.000 abitanti), Comuni medi (da 5.000 a 20.000 abitanti), Comuni medio-grandi (20.001 a 100.000), grandi Comuni (maggiori di 101.000 abitanti). I dati verranno aggiornati con cadenza trimestrale e pubblicati attraverso il sito dedicato all’iniziativa.
Allo stato attuale delle tecnologie, cosa ci si può attendere per il futuro? Come il computer cambierà le nostre vite?
Come sarà il futuro nel 2020?
Se lo chiede la rivista Forbes che ha organizzato un workshop a San Francisco dove progettisti, scienziati e giornalisti si sono incontrati per fare il punto sullo stato attuale delle tecnologie informatiche e su quello che ci si può ragionevolmente aspettare fra 10 anni.
“La tua vita nel 2020″ è stata una carrellata di idee, progetti illustrati e video che lasciano immaginare il futuro del computing. In quel futuro, il computer non è solo presente in ogni aspetto della vita, ma è una parte di sé. Ma come la tecnologia può influenzare i settori chiave del sociale, i viaggi, il commercio, la sanità e i media?
Il nostro secondo cervello o “ThingBook”
In futuro, tutto sarà catalogato e indicizzato, pronto per essere immediatamente identificato e descritto. Vuoi andare a fare shopping? In futuro non avremo bisogno di punti vendita con la classica esposizione di oggetti. Vi piace la nuova macchina che avete visto passare? Oppure quelle scarpe che indossa la donna dall’altra parte della stanza? Tutto quello che dovrete fare è identifica l’oggetto e cercare il miglior prezzo e rivenditore mediante il cellulare.
Bodynet
Le future tecnologie ci permetteranno di monitorare le condizioni vitali del nostro corpo e calcolare il risultato delle nostre azioni in tempo reale. Così potrai sapere subito l’effetto che hanno avuto sulla tua salute la fetta di torta al cioccolato o le patatine fritte che hai appena mangiato.
Whuffie la nuova moneta
E quale sarà il futuro dei social networks? Whuffie ti consentirà di sapere e ciò che gli altri pensano di te e assegnargli un valore misurabile. La celebrità e la polarità nel futuro, ancor più che oggi, sarà una vera e propria ricchezza. Dunque socializzare assumerà dimensioni e valenze completamente nuove. Il termine “whuffie”, per inciso, è una parola coniata da Cory Doctorow autore del libro “Down and Out. In the Magic Kingdom”. Si riferisce all’unità di misura del rispetto o del karma che una persona guadagna o perde nella sua vita. In futuro gli esseri umani potrebbero avere impianti nel cervello che mostrano il loro livello di whuffie che potrà sostituire addirittura il denaro come moneta.

Il Nord centra l’obiettivo della differenziata. Ancora troppe discariche
Si arresta la produzione di rifiuti in Italia: nel 2008 si ferma a 32,5 milioni di tonnellate. La raccolta differenziata al Nord supera l’obiettivo del 45%, ma Centro e Sud sono ancora troppo lontani (22,9% e 14,7%). Miglior regione per raccolta differenziata è il Trentino Alto Adige con il56,8%. Alla Sardegna la palma della miglior performance tra 2007 e 2008.
Discariche: l’Italia al 45%, è oltre la media europea del 42%. La Regione Lombardia ne è quasi priva (solo l’8%). Ancora: nel 2008 gli italiani spendono in media oltre 130 euro a persona per i rifiuti. Superato il target europeo di riciclaggio e recupero degli imballaggi, ma il 2008 segna un rallentamento nonostante i miglioramenti delle filiere carta e vetro.
Questi gli argomenti principali affrontati oggi nel corso della presentazione del Rapporto Rifiuti urbani dell’ISPRA. Ma seguiamoli nel dettaglio.
Produzione rifiuti: valori nazionali
Si arresta la produzione di rifiuti urbani in Italia. Dal 1996 ad oggi, secondo i dati del Rapporto Rifiuti ISPRA, per la prima volta si registra un segnale di arresto rispetto all’anno precedente: nel2008 sono stati prodotti poco meno di 32,5 milioni di tonnellate con una leggera contrazione (-0,2%) rispetto al 2007. Calano soprattutto nel Mezzogiorno (-2,2% tra il 2007 ed il 2008), molto meno nel Centro (-0,7% circa), mentre al Nord il dato appare in controtendenza, facendo rilevare una crescita di produzione pari all’1,5%. La diminuzione può essere legata a diversi fattori: si è rilevata negli anni una correlazione, più meno evidente, tra produzione di rifiuti urbani e gli indicatori socio economici come il PIL e la spesa delle famiglie. Quest’ultima, nel 2008, si è effettivamente ridotta dell’1% a causa della crisi economica.
Produzione rifiuti pro capite
Stessa contrazione anche per la produzione pro capite, che fa seguito al calo già riscontrato tra il 2006 ed il 2007: si attesta a 541 kg/abitante per anno, erano 546 kg/abitante per anno nel2007 e 550 kg/abitante per anno del 2006. Il fenomeno in questo caso è legato anche ad un aumento della popolazione residente, che ha di conseguenza fatto diminuire il valore pro capite di produzione dei rifiuti. Tra 2006 ed 2008 i residenti in tutte le regioni italiane sono cresciuti di oltre910 mila unità, di cui oltre la metà (550 mila) attribuibili al solo Nord.
A livello regionale i valori di produzione pro capite più elevati si osservano per la Toscana,con oltre 686 kg per abitante per anno, seguita dall’Emilia Romagna con 680 kg per abitante per anno e l’Umbria con 613 kg per abitante per anno. Va sottolineato, però, che in Toscana ed Umbria si osserva un progressivo calo già a partire dal 2006, anno in cui la produzione pro capite si attestava, rispettivamente, a 704 kg/abitante per anno e 647 kg/abitante per anno. I valori di produzione pro capite più bassi in Italia si riscontrano, nel 2008, in quattro regioni del Sud:Basilicata (386 kg/abitante per anno), Molise (420 kg/abitante per anno), Calabria (459kg/abitante per anno) e Campania (468 kg/abitante per anno).
Raccolta differenziata: dati nazionali e per macro aree
Continua il trend di crescita della raccolta differenziata anche nel 2008, che raggiunge il30,6% della produzione totale dei rifiuti urbani, mentre nel 2007 si assestava al 27,5% circa.Tuttavia, non viene ancora conseguito l’obiettivo fissato dalla normativa per il 31 dicembre 2008(45%).La situazione appare notevolmente diversificata nelle tre macroaree geografiche. Mentre il Nord,con una percentuale pari al 45,5%, supera l’obiettivo fissato dalla normativa, il Centro, con il22,9% ed il Sud, con il 14,7%, risultano ancora decisamente lontani da tale target.
Raccolta differenziata: i dati delle Regioni 1
A livello regionale sono il Trentino Alto Adige ed il Veneto le regioni con le più alte percentuali di raccolta differenziata, pari rispettivamente al 56,8% e 52,9%. Tra le regioni del Nord, quelle che nell’ultimo anno fanno registrare i maggiori progressi sono l’Emilia Romagna (+5,7 punti) e il Friuli Venezia Giulia (+4,9 punti) che si attestano a percentuali di raccolta pari, rispettivamente, al42,7% e 42,6%. Per quanto riguarda il Centro, la Toscana fa registrare il miglior tasso di raccolta differenziata, pari al 33,6%, mentre le Marche hanno il primato della miglior performance fra le regioni del centro Italia (+5,3 punti percentuali). Il peggior risultato spetta al Lazio (12,9% di raccolta differenziata). Al Sud la regione Sardegna fa registrare un consistente progresso, toccando nel 2008 la quota del 34,7% e conquistando il primato della regione che ha segnato il miglior progresso in Italia (6,9 punti in più rispetto al 2007). Crescita rilevante anche in Campania (incremento della percentuale di raccolta di 5,5 punti tra 2007 e 2008), dove sono soprattutto le provincie di Avellino (36,9%) e Salerno (33,3%) a tenere alta la media regionale, a fronte delle problematiche connesse alle condizioni emergenziali ancora presenti nelle province di Napoli e Caserta (rispettivamente al 14,8% ed all’11,5%).
Raccolta differenziata: le 27 con più di 150 mila abitanti
Tra le città con più di 150 mila abitanti, è ancora Reggio Emilia con il, 47,3% che fa registrare la più elevata percentuale di raccolta differenziata. Superano la soglia del 40% anche Ravenna(43,8%), Parma (43,2%), Modena (42,2%), Torino (40,7%), Padova (40,6%) e Brescia (40,3%).Sono comunque 15 le città italiane a superare la soglia del 30% di differenziata nel 2008(erano 12 nel 2007) e tra queste ci sono due delle quattro maggiori città italiane, ovvero Torino e Milano. Roma migliora di poco arrivando al 17,4% (16,9% nel 2007), mentre Napoli fa rilevare un calo, attestandosi al 9,6% (era all’11,5% nel 2007).
Tra le città del Sud, in crescita, seppur ancora contenute, appaiono le percentuali di raccolta di Cagliari (dall’11,3% del 2007 al 17,8% del 2008), Bari (dal 12,1% al 16,8%) e Foggia(dall’8,6% al 12,5%), mentre per gli altri centri (Catania, Palermo, Taranto e Messina) si osservano, ancora, tassi di raccolta decisamente bassi, ben al di sotto del 10%.
Gestione dei rifiuti urbani: il conferimento in discarica
La discarica si conferma la forma più diffusa di smaltimento dei rifiuti urbani, nonostante sia l’opzione meno adeguata dal punto di vista ambientale. Nel 2008 vi sono state inviate 16 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 45% circa di quelli complessivamente gestiti. Si nota, comunque,una riduzione rispetto al 2007 (-930 mila tonnellate, pari al -5,5%). La diminuzione è imputabile soprattutto al Sud con -9% e al Nord con – 7%. Il Centro, al contrario, ha aumentato di 75 mila tonnellate la quota inviata in discarica (+1,5%).
Nel computo dello smaltimento non possono non essere considerate anche le cosiddette “eco balle”stoccate in Campania. Difatti, quando le forme di stoccaggio d’emergenza vengono prolungate,diventano a tutti gli effetti forme di smaltimento in discarica. Questi siti hanno accolto annualmente, a partire dall’anno 2002, quote rilevanti di rifiuti, sfiorando alla fine del 2008 i 6milioni di tonnellate. Successivamente, a seguito degli interventi effettuati dal Governo, lo stoccaggio ha cominciato a diminuire.
La regione Lombardia, mantiene il primato virtuoso di regione che smaltisce in discarica la percentuale inferiore di rifiuti urbani prodotti, pari all’8% del totale, facendo registrare ancora un miglioramento (-14%) rispetto al 2007. Ottimi risultati anche in Friuli Venezia Giulia, con una quota smaltita pari al 16% della produzione, in Veneto (22% di smaltimento) ed in Trentino Alto Adige (36%) dove le percentuali di raccolta differenziata raggiungono elevati livelli.Miglioramenti si osservano in Sardegna, dove lo smaltimento in discarica passa dal 58% del 2007al 52% del 2008: risultato dovuto in gran parte ai progressi fatti registrare in termini di raccolta differenziata.
In termini assoluti, il Lazio si conferma la regione che smaltisce in discarica la quantità maggiore di rifiuti, oltre 2 milioni e 800 mila tonnellate, corrispondenti all’86% dei rifiuti prodotti. Il solo comune di Roma ne manda quasi 1,5 milioni.Elevate percentuali di smaltimento in discarica si rilevano, anche, in Molise (90%), Sicilia (89%) e Puglia (80%).
Gestione dei rifiuti urbani: il compostaggio, la digestione anaerobica e l’incenerimento
Tra le operazioni di recupero, cresce il compostaggio dei rifiuti da matrici selezionate, sia nella quantità sia nel numero di impianti presenti sul territorio. Complessivamente, nel 2008, risultano operativi 229 impianti di cui, 154 localizzati nelle regioni del Nord, 38 al Centro e 37 al Sud. Il compostaggio ha interessato un quantitativo di rifiuti urbani pari a circa 2,7 milioni di tonnellate ed è aumentato del 12% rispetto al 2007. L’aumento si registra in tutte le aree del Paese ed è particolarmente rilevante nelle regioni del Sud: +46,5% rispetto al 2007, soprattutto in Molise,Puglia e Sardegna. Minori sono gli incrementi percentuali per il Nord (7,9%) ed il Centro (11,5%).In costante evoluzione anche la digestione anaerobica: tra 2007 e 2008 raddoppia la quantità di rifiuti avviati al trattamento, che passano da 231 mila a 439 mila tonnellate.
I rifiuti urbani e il CDR avviati ad incenerimento nel 2008 sono 4,1 milioni di tonnellate (il 12,7%di quelli prodotti). Sono 49 gli impianti presenti sul territorio, 28 dei quali al Nord. I 45 impianti operativi che hanno recuperato energia, hanno prodotto circa 3,1 milioni di MWhe di energia elettrica e 937 MWht di energia termica.
Costi gestione del servizio di igiene urbana
Nel 2007 i rifiuti sono costati in media agli italiani 131,5 euro a persona. I grandi comuni con più di 50 mila abitanti pagano di più, circa 152 euro pro capite, mentre i piccoli centri al di sotto dei 5 mila abitanti spendono mediamente 96 euro a persona. In media la spesa per gestire i rifiuti urbani è cresciuta del 2,8% rispetto al 2006.
La ripartizione dei costi è la seguente: il 46% è imputabile alla gestione dei rifiuti indifferenziati,il 19,1% alla gestione delle raccolte differenziate, il 15% allo spazzamento e lavaggio delle strade e la rimanente percentuale ai costi generali del servizio.
I costi specifici diretti di gestione per kg di rifiuto ammontano a 16,49 eurocentesimi/kg per la gestione dei rifiuti indifferenziati ed a 13,65 eurocentesimi/kg per la gestione della frazione differenziata, di poco superiori ai valori calcolati per il 2006, in cui ammontavano rispettivamente a16,04 e 13,01 eurocentesimi/kg.
Nel 2009 il numero di comuni che applicano la tariffa (TIA) è pari a 1.197 (14,8% del totale)che in termini di popolazione corrisponde a circa il 29%.Recupero rifiuti di imballaggio
Diminuisce di poco, nel 2008, la quantità di rifiuti di imballaggio avviata complessivamente a recupero: -0,7%, per un totale di 8,3 milioni di tonnellate. Relativamente al recupero dei singoli materiali, tra il 2007 ed il 2008, si registra un incremento per vetro (+6,7%), carta (+2,4%) e plastica (+0,4%) ed una diminuzione per legno (-12,7%), acciaio (-4,3%) e alluminio (-2,8%).Gli imballaggi cellulosici sono in assoluto i più recuperati perché rappresentano il 44% circa del totale.
Rispetto al totale degli imballaggi immessi al consumo, nel 2008 ne è stato recuperato il 69%,superando ampiamente, a livello nazionale, l’obiettivo del 60%, fissato dalla legislazione del 31dicembre 2008.
Il contesto europeo
I dati resi disponibili da Eurostat si riferiscono all’anno 2007. Con l’ingresso di Bulgaria e Romania, la produzione di rifiuti urbani nell’UE 27 raggiunge circa 258 milioni di tonnellate.La situazione risulta piuttosto eterogenea: la produzione pro capite passa dal valore minimo di 294kg per abitante della Repubblica Ceca, agli 801 kg per abitante riscontrati in Danimarca.In diversi Stati membri si riscontrano valori di produzione pro capite non troppo distanti da quelli italiani, come in Francia, Germania, Regno Unito, Estonia e Svezia. Valori superiori ai 600 kg procapite si registrano in Irlanda, Cipro, Malta e Paesi Bassi, mentre in Slovacchia, Polonia, Lettonia e Romania la produzione di rifiuti urbani procapite non supera i 400 kg per abitante.
Nel 2007, circa il 42% dei rifiuti urbani è stato smaltito in discarica, il 20% è stato incenerito,mentre il 38% è stato avviato a riciclaggio (incluso il compostaggio ed il trattamento meccanico biologico). Le discariche rappresentano la forma di gestione ancora maggiormente utilizzata,soprattutto nei nuovi Paesi membri. Va segnalato, però, che in alcuni Paesi, quali Germania, Paesi Bassi, Svezia, Belgio e Danimarca, il ricorso allo smaltimento in discarica diminuisce fino a raggiungere una quota inferiore al 10%.
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Quante morti sono strettamente correlate alle esposizioni lavorative e ambientali all’amianto? E quanti sono i lavoratori edili che ogni anno si ammalano di mesotelioma? Nell’ambito della giornata mondiale per le vittime sull’Amianto, l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro cercherà, attraverso numeri e dati, di rispondere a queste domande. E’ infatti attesa nei prossimi giorni la pubblicazione del III rapporto prodotto dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), istituito presso l’ISPESL.
Il volume riporterà per esteso le caratteristiche del sistema di sorveglianza, gli indicatori epidemiologici di incidenza e un’analisi dettagliata delle caratteristiche di esposizione. Si tratta di uno strumento assai utile per la sanità pubblica, la prevenzione della malattia e il riconoscimento dei diritti dei soggetti ammalati e dei loro familiari.
Il Terzo Rapporto del Registro Nazionale riferisce di un archivio che a gennaio 2009 contiene informazioni relative a 9.166 casi di mesotelioma maligno, rilevati in ragione di un sistema di ricerca attiva e di analisi standardizzata delle storie professionali, residenziali e familiari dei soggetti ammalati. Fino a 45 anni la malattia è rarissima (solo il 2,7% del totale dei casi registrati). L’età media alla diagnosi è di 68,3 anni. Il tasso standardizzato per mesotelioma maligno della pleura (certo, probabile e possibile) risulta pari a 3,42 casi (per 100.000 residenti) negli uomini e 1,09 nelle donne. In media la malattia si presenta generalmente dopo più di 40 anni dall’inizio dell’esposizione, tuttavia il range di variabilità della latenza è estremamente ampio.
Il rapporto in particolare pubblicherà un focus specifico sui settori considerati “meno attesi”, come quello edile, a cui si addebitano il maggior numero di ammalati nella casistica recente. Un focus di grande rilievo e attualità vista la forte incidenza di lavoratori edili colpiti da mesoteliomi pleurici e peritonali.
L’Istituto inoltre attraverso il rapporto farà luce sullo stato attuale del processo di eliminazione dei milioni di tonnellate di materiale contenente amianto che impregnano il nostro paese. Al momento le stime più pessimistiche parlano di 30 milioni di tonnellate: 500 chili per abitante. Numeri che si incrociano con l’alta presenza di decessi per malattie asbesto correlate: circa 3mila casi l’anno solo in Italia.
“L’attività del Registro Nazionale dei Mesoteliomi – ha sottolineato Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro Ispesl – si colloca all’interno delle iniziative per la sorveglianza epidemiologica dei tumori professionali. Tale attività ha avuto un grande impulso dal decreto legislativo 81/2008 ed è una delle direttrici fondamentali del nostro dipartimento”. “In particolare – conclude Iavicoli – l’attività ha assunto grande rilevanza in ordine ai profili della Sanità pubblica e della prevenzione delle malattie lavoro-correlato”.
La pubblicazione è un facile e completo strumento di consultazione per tutti coloro che intendono realizzare un impianto fotovoltaico e richiedere al GSE i relativi incentivi
La pubblicazione, curata dal Gestore dei Servizi Energetici, è un facile e completo strumento di consultazione per tutti coloro che intendono realizzare un impianto fotovoltaico e richiedere al GSE i relativi incentivi.
La nuova guida riporta l’aggiornamento delle tariffe incentivanti ai valori del 2010 e tiene conto dell’evoluzione del quadro normativo in seguito alla pubblicazione della legge Sviluppo 99/09 e della delibera AEEG ARG/elt 186/09.
La Legge 99/09 introduce numerose misure a favore dello sviluppo del fotovoltaico in Italia. Tra queste sono da evidenziare:
- I Comuni fino a 20mila abitanti possono richiedere il servizio di scambio sul posto per gli impianti di potenza inferiore ai 200 kW;
- Il Ministero della Difesa può usufruire del servizio di scambio sul posto anche per impianti di potenza maggiore ai 200 kW;
- I Comuni possono destinare terreni di propria appartenenza per realizzare impianti da cedere a privati e cittadini.
La modifica più rilevante della delibera dell’Autorità 186/09 è invece quella che prevede la possibilità, per gli utenti dello scambio sul posto, di richiedere al GSE il rimborso monetario delle eccedenze di produzione rispetto ai consumi, su base annuale.
Download la quinta edizione della Guida al Conto Energia
Ikaros porterà a termine la sua missione viaggiando verso Venere alimentato solo dai pannelli fotovoltaici
Questo potrebbe essere l’inizio di programmi spaziali più “verdi”: il 18 maggio prossimo, il Giappone lancerà una sonda spaziale alimentata da energia solare. Si chiama Ikaros come il personaggio della mitologia greca tentò inutilmente di avvicinarsi al sole, ed è l’acronimo di Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation of the Sun.
La navicella, costata circa 13 milioni di euro, è un progetto degli scienziati della Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese, sarà lanciata in orbita dal centro spaziale nipponico che si trova sull’isola di Tanegashima mediante un razzo. Ikaros, che ha la forma di una sottilissima vela quadrata (lo spessore è di pochi micron), si sgancerà dal razzo e comincerà a incamerare energia grazie ai pannelli solari che ricoprono la sua superficie che forniranno l’energia necessaria per spostarsi.
La navicella nei prossimi sei mesi, porterà a termine il suo viaggio chiama Ikaros e gli scienziati guideranno il tragitto della navicella direttamente dalla Terra regolando gli angoli delle vele per permettere di incamerare il massimo della luce solare.
Poterebbe dunque essere l’inizio di una nuova era che potrebbe rivoluzionare i viaggi nello spazio: “Si tratta di una tecnologia ibrida che sfrutta energia elettrica e pressione”, ha dichiarato Yuichi Tsuda dell’Agenzia spaziale giapponese. “Quella delle vele solari sarà la tecnologia che permetterà lunghi viaggi interplanetari senza carburante e sfruttando unicamente l’energia del Sole. La disponibilità di energia elettrica ci consentirà di navigare più lontano e più efficacemente nel sistema solare”.