29 marzo 2010
Sarà poco ingombrante, a emissione zero, si guiderà da sola e sarà sempre connessa a internet.
La previsione è che entro il 2030 nelle aree urbane sarà concentrato oltre il 60% della popolazione mondiale che fra vent’anni dovrebbe raggiungere circa otto miliardi di persone. Se questo avverrà, sono molte le proposte per impedire il fenomeno che allarma non pochi urbanisti, la mobilità urbana rischia il collasso.
In queste condizioni risulta indispensabile ridurre gli ingombri dei veicoli destinati al traffico urbano ed è per questo che General Motors (GM) e il suo partner strategico, la Shanghai Automotive Industry Corp. Group (SAIC) hanno creato e presentato A Shanghai sono stati presentati in anteprima tre esemplari di EN-V. Le concept cars verranno mostrate al pubblico dall’1 al 31 ottobre nel padiglione SAIC-GM durante il World Expo 2010 di Shanghai.
I veicoli saranno spinti da due motori elettrici, ognuno posto in ciascuna delle due ruote Il diametro di sterzata è stato notevolmente ridotto rispetto agli attuali veicoli convenzionali.
I motori a “zero emission” sono alimentati da una batteria agli litio-ioni e la ricarica può essere effettuata tramite una tradizionale presa domestica, permettendo all’EN-V di percorrere un massimo di 40 km con un singolo ciclo di ricarica.
Combinando la tecnologia Global Positioning System (GPS) con la comunicazione tra veicoli e la valutazione delle distanze gli EN-V potranno essere guidati, oltre che manualmente, anche in modalità automatica aumentando di molto la sicurezza stradale almeno in città.
Inoltre con la guida automatica si avrà una drastica riduzione degli ingorghi stradali in quanto il veicolo sceglierà il percorso più veloce in base alle informazioni ricevute in tempo reale grazie ad una connessione wireless, perché ovviamente la vettura è stata pensata per essere sempre connessa in rete.
Una occasione per aziende e studi professionali italiani specializzati nell’ingegneria ambientale.
Ambiente e inquinamento sono per i cinesi i problemi più gravi: acqua, aria, cibi inquinati sono avvertiti come una grave minaccia dall’80% della popolazione. Un quarto di secolo di crescita economica tumultuosa senza regole ha candidato la Cina come la prossima potenza mondiale. Ma oggi il costo della crescita è l’inquinamento, talmente grande in grado minare le prospettive di sviluppo futuro.
La Banca Mondiale traduce i danni in statistiche: la Cina ha sedici delle venti città più inquinate del mondo, il 90% delle acque sotterranee urbane sono contaminate, quasi novecento mila persone muoiono ogni anno per gli effetti dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua e nei prossimi 15 anni la mancanza di acqua pulita creerà 30 milioni di ‘profughi ambientali’. L’Ufficio cinese delle Nazioni Unite UNIDO SPX CQ promuove e patrocina assieme alla Camera per la Cooperazione e Incentivo al Partenariato Ngo la missione italiana dal 22 al 24 Aprile 2010 CINA PULITA ECOPOSSIBLE dedicata all’ingegneria ambientale al fine di proporre al sistema industriale e al Governo di Chongqing soluzioni, impianti, macchinari, know-how, tecnologie, attrezzature per ridurre l’impatto industriale, trattare e depurare le acque, riciclare e valorizzare i rifiuti prodotti quotidianamente dai suoi 32 milioni di residenti in un territorio esteso quanto l’Austria. Ai partecipanti italiani viene offerta la possibilità di presentarsi al Governo e all’interno delle 2 fiere internazionali SUBCON e CIF China International Industry Fair che si svolgono a Chongqing dal 22 al 24 Aprile 2010. Si ricercano aziende per la formazione per ridurre l’inquinamento in una città dove sono concentrate 100,000 industrie.
Per informazioni sulla missione contattare: Sportello Cinese in Italia CCIP SUBCON ccip.europe@gmail.com – ww.ccip-eu.org
26 marzo 2010
Continuano le fasi di sviluppo del progetto dei viaggi intergalattici di Richard Branson, il multimiliardario americano fondatore della Virgin Galactic, che intende dal prossimo anno, portare i turisti nello spazio al costo di 200mila euro per biglietto. Si è infatti concluso con un completo successo il primo volo di collaudo del veicolo spaziale SpaceShipTwo che, decollando da una pista del Mojave Air and Space Port, in California, ha trasportato per circa tre ore sui deserti della Antelope Valley la navicella VSS Enterprise, prima astronave commerciale al mondo, destinata ai viaggi di lusso per turisti nello spazio. Durante questa fase di test, della quale potete vederne alcuni istanti nel video quì sotto, sono state compiute una serie di verifiche atte a determinare la reale sicurezza operativa della navicella che sarà in grado di trasportare due piloti e sei passeggeri per un viaggio turistico nell’orbita terrestre a 62 miglia di distanza dalla superficie della terra.
Richard Branson intervistato ha così commentato : “Il nostro traguardo diventa più vicino non è certo una sorpresa che il volo sia andato così bene. Abbiamo compiuto un altro passo importante sulla strada dell’innovazione e del progresso“.
Il terreno perennemente ghiacciato dei fondali dell’oceano Artico non trattiene piu’ la grande quantita’ di metano che imprigiona. Il terreno perennemente ghiacciato dei fondali dell’oceano Artico non trattiene piu’ la grande quantita’ di metano che imprigiona, con serie conseguenze sul clima. Il metano e’ infatti uno dei gas maggiormente responsabili dell’effetto serra e, secondo la ricerca pubblicata su Science, si sta diffondendo nell’atmosfera al ritmo di circa 8 milioni di tonnellate l’anno, una quantita’ analoga a quella prevista per gli oceani di tutto il mondo, nel loro insieme. La ricerca, frutto della collaborazione fra l’Accademia russa delle scienze e l’universita’ dell’Alaska-Fairbanks, si basa sui dati raccolti dal 2003 al 2008 e relativi alle condizioni della piattaforma artica della Siberia orientale, che si estende per due milioni di chilometri quadrati. Gli studiosi, coordinati da Natalia Shakhova e Igor Semiletov, non hanno dubbi che il terreno permanentemente ghiacciato (permafrost) stia dando segni di instabilita’, lasciando sfuggire il metano che imprigiona.
FALLE NEI FONDALI GHIACCIATI: finora si riteneva che il permafrost, compatto e durissimo, fosse una barriera impermeabile. I dati pubblicati su Science mostrano pero’ che ci sono delle falle attraverso le quali il metano fuoriesce. ”Il permafrost sottomarino – ha aggiunto – sta perdendo la sua capacita’ di essere una protezione impermeabile”, ha detto Shakhova, del Centro internazionale per la ricerca sull’Artico dell’universita’ dell’Alaska-Fairbanks. ”La quantita’ di metano che attualmente viene liberata dalla piattaforma artica della Siberia orientale e’ confrontabile a quella che proviene da tutti gli oceani”
ATMOSFERA E ACQUE RICCHE DI METANO: In media la quantita’ di metano oggi presente nell’atmosfera e’ pari a 1,85 parti per milione, la piu’ alta in 400.000 anni, e le concentrazioni rilevate sulla piattaforma artica siberiana sono ancora maggiori. I dati sono il risultato di oltre 5.000 osservazioni condotte sulla piattaforma artica siberiana a bordo di una nave russa e di un elicottero. I dati mostrano che l’80% delle acque di profondita’ e oltre il 50% delle acque di superficie della piattaforma della Siberia orientale sono sature di metano proveniente dal permafrost sottomarino.
RISCHIO RISCALDAMENTO: la preoccupazione dei ricercatori e’ che il metano possa contribuire a riscaldare l’atmosfera, innescando un circolo vizioso: il maggiore riscaldamento farebbe aumentare la permeabilita’ del permafrost e con essa la fuoriuscita di altro metano, e cosi’ via. I ricercatori chiedono percio’ che i loro risultati siano presi immediatamente in considerazione nei modelli a breve termine relativi al riscaldamento dell’Artico.
DEPOSITI A RISCHIO: si ritiene che il metano sia un gas serra 30 volte piu’ potente dell’anidride carbonica. E’ imprigionato nel permafrost sottomarino sotto forma di gas o di idrato e puo’ essere rilasciato solo se il permafrost si scioglie. ”La nostra preoccupazione – osserva la ricercatrice – e’ che il permafrost sottomarino stia gia’ mostrando segni di destabilizzazione. Se questo processo proseguira’, le emissioni di metano potrebbero diventare decisamente maggiori”.
Fonte: Ansa
Styrodur® C è il pannello termoisolante in polistirene espanso estruso della BASF, distribuito in Italia da Ambrotecno Italia. Styrodur® C si distingue per ottime proprietà termoisolanti, basso assorbimento d’acqua ed alta resistenza a compressione. È ecocompatibile, mantiene nel tempo le sue caratteristiche tecniche e meccaniche ed è duttile alla lavorazione in cantiere. Styrodur® C viene prodotto secondo i requisiti della norma europea UNI EN 13164 e, per il suo comportamento in caso di incendio, è inserito nella classe europea E secondo UNI EN 13501-1.
Styrodur® C è la soluzione migliore per un isolamento perfetto, nel rispetto dell’ambiente. Garantito dal marchio di eco-efficienza del TUV, è un materiale atossico, non contiene CFC, HCFC, HFC e soddisfa tutti i requisiti per isolare in modo eco-sostenibile.
- Bassa emissività delle sostanze inquinanti – Riduzione di 6 tonnellate di CO2 ogni anno per abitazione
- Risparmio energetico – 2000 litri di combustibile per abitazione risparmiati ogni anno
- Ciclo produttivo – Il consumo di risorse energetiche di produzione è minore rispetto ai benefici ambientali garantiti dal suo utilizzo.
Queste le sue proprietà controllate e certificate:
- buona capacità di isolamento termico
- alta resistenza alla compressione
- alta percentuale di celle chiuse
- basso assorbimento d’acqua
- non infiammabilità
- costante controllo della qualità
- non si deteriora
Copertura
Styrodur® C è l’estruso che associa la più alta resistenza a compressione (a rottura e per carico permanente) con il minor assorbimento d’acqua per immersione completa a 28 giorni (0,2% in volume). In un materiale che assorbe acqua (si tenga presente che un assorbimento dell’ 1% al m3 equivale a circa 10 l di acqua in un volume di 1 m3, ed a circa 1 l per 10 cm di spessore e m2 di superficie) si assiste ad un aumento di peso e soprattutto ad un peggioramento della capacità isolante, poiché l’acqua sostituisce l’aria all’interno della struttura cellulare del materiale. Il peggioramento della capacità isolante è quantificabile in circa il 2-3% per ogni percentuale di acqua contenuta nel materiale. Styrodur® C è il prodotto con il minor valore di assorbimento d’acqua, quindi il prodotto con le prestazioni più stabili. A tutto ciò si associa l’alta percentuale di celle chiuse: più alto è tale valore, meno celle sono comunicanti con gli interstizi, minore è il volume a disposizione per l’assorbimento d’acqua.
Grazie a tali caratteristiche Styrodur ® C può essere applicato anche a “tetto rovescio verde”. I vantaggi dell’applicazione a tetto rovescio verde rispetto all’applicazione a “tetto caldo” (ossia con la guaina all’estradosso) sono molteplici. L’isolamento termico protegge in ogni momento l’impermeabilizzazione del tetto, resistente alla penetrazione delle radici, dalle sollecitazioni termiche. In particolare durante la fase di costruzione, il sistema isolante offre una protezione affidabile contro le azioni meccaniche che danneggiano rapidamente l’impermeabilizzazione e la guaina antiradici. Anche durante la fase di utilizzo lo spesso strato isolante ricopre come una guaina protettiva l’impermeabilizzazione del tetto preservandola anche quando si utilizza un rastrello o altri attrezzi per gli interventi di rinverdimento.
Vantaggi
- Elevata resistenza alla compressione
- Longevo, non si deteriora né si decompone
- Calpestabile e caricabile
- Indeformabile
- Protegge l’impermeabilizzazione
Una città-carcere sospesa sul centro abitato, dove i detenuti possono essere produttivi lavorando nelle fabbriche e nei campi agricoli a beneficio della città sottostante. Questo è il progetto vincitore del concorso Skyscraper 2010 disegnato da tre studenti della Malesia, Chow Khoon Toong, Ong Tien Yee, e Beh Ssi Cze.
È una prigione senza mura che la separano dalla città: infatti, lo scopo di un carcere è quello di isolare i detenuti dalla società e le prigioni per far ciò presentano una barriera. Ma la prigione verticale non utilizza a questo scopo le mura, ma isola i detenuti attraverso l’altezza.
L’idea dominate è quella di creare una struttura dove i detenuti possano vivere “liberi”, in cui possano essere riabilitati all’interno di una comunità autosufficiente, che in qualche modo “dialoga” con il mondo esterno in un rapporto simbiotico. Rapporto che si traduce in una maggiore accettazione da parte della città che diviene più disposta a dare ad essi un’altra opportunità con il reinserimento sociale dopo la loro scarcerazione.
Le case prefabbricate o modulari sono in piena espansione nel mercato della bioedilizia. Alcune persone possono pensare che le case prefabbricate siano caratterizzate per essere una struttura non efficiente e fredda ma la realtà è ben diversa e i prefabbricati moderni sono interessanti spunti estetici di comfort e soprattutto di sostenibilità e di bilancio energetico. Il principio di base di una casa prefabbricata è che le varie sezioni o moduli vengono realizzati in un ambiente controllato e trasportati in sito e quindi collegati e installati su di una fondazione.
L’obiettivo principale di realizzare un edificio sostenibile è quello di ridurre l’impatto ambientale creando un ambiente sano e confortevole per i propri occupanti, in modo da ridurre i consumi di acqua pulita, selezionando i materiali perché siano sani e sostenibili e scegliendo metodologie di installazione che possano minimizzare l’impatto climatico (in particolar modo l’esposizione).
I prefabbricati così offrono una serie di opportunità uniche per realizzare questi obiettivi. In primo luogo, la produzione che avviene in un ambiente controllato permette ai designer di realizzare un prefabbricato sostenibile con quantitativi di materiali ben precedentemente determinati in modo da annullare la necessità di immagazzinamento e ridurre al minimo i ritardi della realizzazione.
Oltre a questo i prefabbricati sostenibili contribuiscono a mantenere bassi i costi abbreviando il tempo di realizzazione del progetto globale. Infatti i materiali possono essere acquistati in massa a prezzi vantaggiosi. Abili artigiani possono lavorare su più moduli di case prefabbricatesostenibili contemporaneamente. Questo innesca un meccanismo in cui è impossibile che avvengano ritardi di tempo o danni a causa delle condizioni atmosferiche.
Ma non è tutto oro ciò che luccica e spesso nel settore si parla di greenwashing dove i prefabbricati realmente sostenibili e che raggiungono elevati livelli di certificazione energetica sono pochi. Come pochi sono quelli che tutt’ora fanno un uso efficiente dei materiali che utilizzano durante i processi produttivi. Molto dipende dal progettista e costruttore, ma non dal metodo di costruzione.
Per non parlare del fatto che comunque le case prefabbricate dipendono ancora comunque da agenti esterni che possono bloccarne l’installazione come è il caso degli allacci di gas, luce e acqua a meno che non si sia comprato un prefabbricato sostenibile che generi energia elettrica in modo autonomo in modo eliminare connessioni a luce e gas. Per la messa in opera di un prefabbricato di 250mq si parla comunque di 1 mese più il tempo degli allacci. La tendenza nel mondo dei prefabbricati sostenibili sembra comunque piuttosto chiara e prevedono una riduzione nelle dimensioni per raggiungere un’efficienza energetica più alta.
Sulla base di un’analisi condotta per il 6° Rapporto Cnpi‐Censis il costo annuo dello spreco energetico nel settore residenziale è di oltre 8 mld di euro, l’equivalente di una finanziaria, che si ripete puntualmente ogni anno. Secondo Giuseppe Jogna, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali, “questa tassa da nessuno voluta, ma da tutti pagata, potrebbe essere drasticamente ridotta se finalmente si adottassero procedure accurate per la progettazione delle opere, per i collaudi e per la diagnosi e la certificazione energetica degli edifici. Fino ad oggi sono state misure osteggiate un po’ da tutti in nome dei costi che avrebbero comportato. Ma ora, di fronte ad una spesa così abnorme, che ogni anno svuota le tasche dei cittadini,peggio di una manovra finanziaria, si renderanno finalmente conto i responsabili politici che non è più possibile continuare a rinviare norme utili per il Paese?”
E sull’idea che il risparmio energetico possa rappresentare per l’Italia l’unico vero giacimento da sfruttare, a fronte di una bolletta petrolifera che supera i 60 mld di euro l’anno, concorda anche uno studio effettuato dall’Enea, che ha provato a simulare gli effetti di un intervento sul 35% del patrimonio edilizio costituito da uffici direzionali e scuole, che avesse l’obiettivo di adeguarli a un saldo di energia in pareggio (i cosiddetti edifici a consumo zero). Tra i risultati più immediati e significativi del progetto sono da annoverare i 150.000 nuovi posti di lavoro nella sola fase di cantiere e un impatto complessivo sull’economia di circa 28 mld di euro, mentre, a fronte di un investimento di circa 8 mld di euro, si otterrebbe un risparmio annuo sulla bolletta petrolifera di circa 450 mln di euro. Sono questi i dati più rilevanti messi in luce dal VI Rapporto annuale sulla sicurezza in Italia “Strategie e scelte quotidiane per la sicurezza energetica. Il ruolo dei periti industriali”, realizzato dal Consiglio nazionale dei periti industriali (Cnpi) in collaborazione con il Censis e presentato oggi a Roma da Giuseppe Jogna e Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis. Hanno inoltre partecipato: Maria Pia Camusi, responsabile settore lavoro e rappresentanza del Censis; Gianni Vittorio Armani, direttore operation Italia, Terna spa; Guido Bortoni, capo dipartimento per l’energia Ministero sviluppo economico; Andrea Cocco, esperto energie rinnovabili, Legambiente; Marcella Grana, responsabile coordinamento infrastrutture trasporti e sviluppo economico conferenza stato regioni; Alberto Grossi, direttore direzione servizio consumatori e qualità del servizio autorità per l’energia elettrica; Carlo Manna, responsabile ufficio studi e ricerche Enea; Maurizio Melis, giornalista scientifico.
L’indagine, commissionata dal Cnpi al Censis, analizza il tema dell’energia sotto diversi aspetti: dal problema della dipendenza dai mercati esteri, a quello delle fonti rinnovabili, dal tema dei consumi e degli sprechi fino all’annoso dibattito sul nucleare, senza tralasciare il ruolo dei periti industriali la cui professione trova origine proprio nello sviluppo delle tematiche energetiche e ambientali. Ne emerge un quadro fatto di luci e ombre che mette in rilievo anche la forte dipendenza dai mercati esteri: a fronte di una media europea del 53,8% l’Italia presenta, infatti, un valore ben più elevato pari all’86,8% nel 2006, posizionando così il nostro paese al 5° posto della relativa graduatoria, superato solo da Cipro, Malta, Lussemburgo e Irlanda. Siamo quindi un paese a dipendenza di idrocarburi.
Quanto alle fonti rinnovabili (idrico, eolico, solare, geotermica, biomasse) l’indagine evidenzia come nel quinquennio 2003‐2007 la loro produzione lorda è cresciuta del 3% e il consumo legato a fonti rinnovabili è salito del 10% (ancora una volta è l’approvvigionamento dall’estero a risolvere il problema). Solo il 14,2% della produzione di energia elettrica deriva dalle rinnovabili, il 13,6% dall’importazione netta e 72,2% dalla produzione tradizionale. Non solo dati negativi però, perché il rapporto evidenzia come i margini di miglioramento rispetto agli sprechi energetici ci siano: gli italiani e i giovani dai 18 ai 30 anni mostrano di essere abbastanza responsabili nei loro comportamenti che hanno un riflesso diretto o indiretto negli sprechi di energia. L’uso di materiali riciclati (72,4%), la raccolta differenziata dei rifiuti (85,2%), l’uso della doccia piuttosto che del bagno in vasca (69,3%) sono solo alcuni esempi di consapevolezza energetica dei giovani italiani, che assumono sotto questo profilo comportamenti del tutto virtuosi.
“I periti industriali”, ha dichiarato il presidente del Cnpi Giuseppe Jogna, “mettono quotidianamente a disposizione le proprie competenze tecniche per far crescere l’efficienza energetica incidere sulla sicurezza e diminuire gli sprechi”. Ma è necessario comunque incidere su un deciso cambio di mentalità: “La normativa regolamentare sul risparmio energetico negli ultimi anni ha trascurato completamente il ruolo della diagnosi energetica e ha sottovalutato l’importanza della progettazione esperta. Stupisce allora la tranquillità di fronte a questi sprechi e le grandi preoccupazioni manifestati per i presunti costi di progettazione. Forse qualcuno dimentica che il costo della qualità è enormemente inferiore al costo degli sprechi”.
25 marzo 2010
Il GSE ha pubblicato alcune precisazioni per ottenere il riconoscimento della totale integrazione architettonica per impianti fotovoltaici che utilizzano moduli rigidi.
A seguito delle numerose richieste di chiarimento relative al riconoscimento della totale integrazione architettonica per impianti fotovoltaici, che utilizzano moduli rigidi applicati a elementi di copertura degli involucri edilizi con soluzioni progettuali definite “industrializzate”, si precisa quanto segue.
Per “industrializzata” s’intende una soluzione nella quale modulo e copertura identificano un unico prodotto, non individualmente distinguibile, offerto sul mercato.
Nei casi in cui si utilizzano moduli fotovoltaici standard, disponibili sul mercato, che non svolgono alcuna funzione edilizia o strutturale ma sono sovrapposti a superfici di copertura già dotate di tutte le necessarie funzioni protettive (tenuta, impermeabilizzazione, isolamento, ecc.), il riconoscimento dell’integrazione architettonica è strettamente legato alla realizzazione di una superficie di rivestimento che ricopra la porzione omogenea della copertura oggetto dell’intervento.
Nel caso in cui i moduli fotovoltaici non coprano la totale superficie della copertura, è necessario completare l’integrazione attraverso degli elementi finti (senza celle fotovoltaiche) che rimpiazzino gli elementi fotovoltaici dove c’è ombra e da parti di chiusura che permettano di raccordare gli spazi tra i moduli fotovoltaici e gli elementi di rivestimento tradizionali, i bordi laterali, le gronde e il colmo.
Il veicolo ipotetico fungerà da strumento di promozione per la linea della Renault di auto elettriche in giro per il mondo nel 2015.
Con il famoso dirigibile rigido progettato e sviluppato in Germania ai primi del Novecento dal famoso conte Ferdinand von Zeppelin lo Zep’Lin ha in comune solo una parte del nome.
Progettato dal designer francese Damien Grossemy durante il suo stage p
resso lo studio RENAULT, Zep’Lin è un eco-dirigibile gonfiato con 8.000 m³ di l’elio, che però utilizza l’energia solare per muoversi .
La sua originalità deriva dalla struttura verticale che dà il dirigibile una manovrabilità eccezionale e gli permette di toccare terra con grande facilità e senza necessità di particolari infrastrutture. Il sistema del “timone” funziona come quello di una barca a vela e permette di cambiare l’inclinazione del dirigibile in funzione dell’angolo del sole per consentire la massima raccolta ai pannelli solari posti nella parte superiore della “vela” . Una volta captata l’energia solare viene immagazzinata in una serie di n batterie a ioni di litio, rendendo lo Zep’lin del tutto autonomo. Secondo Nei progetti di Renault il prototipo dovrebbe diventare un simbolo da abbinare alle nuove linee di auto elettriche ispirate al concetto di eco-design.